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lunedì 15 novembre 2010

VIAGGIO IN MAROCCO (OTTOBRE 2010): TERRA RICCA DI FASCINO E SENSAZIONI INTENSE

Se prima di partire per il Marrocco avevo dei dubbi sul fatto che il posto meritasse di farci un viaggio, nel tragitto con il taxi dall'aereoporto di Marrakech alla Medina mi è passato. Il Marocco è un colpo al cuore del viaggiatore, è come fare un viaggio nel tempo di 50 anni in un paese dai mille colori e sfumature, dal caos e dalle tante contraddizioni ma soprattutto per questo più autentico. Quello che colpisce di Marrakech è il caos più totale che regna nelle strade, motorini ovunque che sfrecciano in ogni direzione, con sopra intere famiglie, naturalmente senza casco.




Non abbiamo prenotato niente, ma non sono certo i posti per dormire che mancano, infatti, il tempo di scendere dal taxi che ci vengono attorno persone che ci vogliono portare in Riad (pensioni) di fiducia. Decidiamo di ignorarli e di affidarci all'istinto, cercando di coniugare una sistemazione economica con un posto decente, e quanto più possibile (grande difetto del Marocco) pulito. Ne troviamo uno decente a circa 7 euro a notte, ma si trova anche a meno. In Marocco regola ferrea CONTRATTARE ogni cosa. Lasciamo le nostre cose nella stanza, nel frattempo si è fatto sera, e decidiamo di inoltrarci nella vita marocchina.



A poche decine di metri dal riad c'è la famosa piazza Place Jemaa El Fna, luogo centrale della Medina pieno dalla mattina alla sera di gente. Ci sono persone di ogni tipo, dal cartomante all'incantatore di serpenti, dagli incontri di box improvvisati ai concertini di musica berbera. Decidiamo di mangiare in uno dei tanti chioschini della piazza. Il cibo marocchino è buono, molto a base di verdura e carni bianche. Stiamo attenti a bere acqua di bottiglia confezionata, onde non passare il resto della giornata al cesso. L'indomani ci dedichiamo al giro della città iniziando dal giardino Majorell (bellino ma evitabile) costruito attorno al 1919 dall'artista francese Jacques Majorell.




Decidiamo di continuare la visita puntando a posti più 'marocchini' andando a vedere le tombe 'saudite', il palazzo reale e il quartiere ebraico. Siamo ad ottobre ma la temperatura alle 14 supera abbondantemente i 30°. Mangiamo in un ristorantino carino con vista sui tetti della città pieni di cicogne, panni stesi ed antenne paraboliche. La vera bellezza della città sta nei mille colori, nelle viuzze, nel caos e nella situazione un pò decadente in cui versa.






E' un piacere infatti visitare i souk (mercati coperti) e la Kasbah, vedere (da fuori per i non mussulmani) le moschee come la Kutubya e le scuole coraniche. La maggior parte delle donne gira sensa velo, e le ragazze piacevoli nell'aspetto non disdegnano sguardi. Incredibilmente, nonostante l'estrema confusione di questa città, non ci sentiamo mai realmente in pericolo, anche perchè qui ci spiegano il turista è sacro.





Il terzo giorno decidiamo per partire per un tour in direzione nel deserto in direzione delle dune di Merzuga. Il costo del viaggio 3 giorni e due notti è di circa 90 euro. Con un minibus ci inoltriamo nelle montagne del medio Atlante ed entriamo nella regione Berbera. In queste montagne, talvota alte più di 2000 mila metri, sono arroccati dei villaggetti incredibilmente popolati e con persone vestite in maniera variopinta.







Mi chiedo cosa faranno qui tutto l'anno questa gente, ma la mia domanda forse è troppo da turista occidentale che crede di saper tutto della vita e di come si vive. Scavalcate le montagne arriviamo nella zona desertica, qui il deserto non è come ce lo immaginiamo noi, ma è roccioso. Nelle valli, dove evidentemente scorre dell'acqua, c'è solitamente una vegetazione lussureggiante fatta prevalentemente di palme che contrasta con il paesaggio circostante.



Arriviamo all'ora di pranzo alla cittadina di Ait Benhaddou, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, resa celebre perchè vi sono stati girati diversi film tra i quali Lorenz d'Arabia e il Gladiatore, ci viene detto che qui vicino è stata girato anche il reality italiano, la Fattoria, mo di questo non ne andiamo molto orgogliosi.







Proseguiamo il tragitto passando per Ouarzazate la Holliwood marocchina, un luogo un pò kitsch con vari studios e un lungo viale con palme rinseccolite. Visitiamo anche un paesino di campagna, dove veniamo fatti assistere ad una dimostrazione di come vengono lavorati i tappeti berberi. Tutto bello per carità ma per alcuni versi molto turistico e molto collaudato, con mancette 'obbligate' alle varie improvvisate guide di turno. Qualcuno del gruppo protesta, ma alla fin fine visto il cambio favorevolissimo con la moneta locale (Dirham) 1/11, e l'estrema povertà della regione berbera, dovrebbero far chiudere un occhio, ma non è così.





In serata arriviamo all'albergo posto nelle gole del Dades, almeno così ci dicono, visto che è buio pesto. L'albergo è carino, sembra pulito, ma il piattolone che esce dalla doccia ci ricorda dove siamo. Si mangia una cena semplice con l'immancabile cous cous con pollo e verdure. Da bravo occidentale mi prendo una birra, imbottigliata così recita la scritta nell'etichetta a Casablanca. L'indomani ci svegliamo circondati da immensi grattacieli di roccia, appunto le gole del Dades.





Veniamo presi per la gola, infatti la seconda tappa del giorno sono del gole del Todra, altrettanto alte ed imponenti di quelle di prima, con un fiumiciattolo, presumo il Todra, che ci passa in mezzo.






Pranziamo in un ristorantino e partiamo con destinazione: le dune di Merzuga. Ma la strada evidentemente è lunga, arriviamo infatti al tramonto, secondo quanto scritto nella brochure ci aspetta una cammellata di un ora fino ad un accampamento beduino nel deserto. Detto fatto ci fanno salire sul cammello e per un ora, con il buio pesto, non ci sono nemmeno le stelle perchè coperte dalle nuvole, ci fanno attraversare il deserto fino all'accampamento. Attimi di adrenalina pura. Arriviamo stremati alla meta, una zona piana con al centro una decina di tende, ci sistemiamo ed aspettiamo per più di un ora che ci venga serivito del cibo. Accanto all'accampamento un gruppo di spagnoli, pardon baschi, venuti in moto e super attrezzati in fatto di cibo e bevande, banchettavano tranquillamente con boccadillos, cerveza ed, incuranti delle usanze locali, super alcolici. Alla fine ci viene servito in un tegamone collettivo del misero riso, con un misero sugo, ma avevamo talmente tante fame che non siamo stati a brontolare.






Nel dopo cena qualche coraggioso ha provato a scalare l'immensa montagna di sabbia che delimitava l'accampamento illuminata da un faro acceso dalle guide, io per pigrizia sono riuscito a fare solo poche decine di metri. Al ritorno fatti prontamente i bisognini nell'oscurità, sono rientrato in tenda e in pochi attimi sono crollato tra le braccia di quel porco di Morfeo. L'indomani sveglia all'alba e finalmente vediamo il DESERTO!! Bello come me lo sono sempre immaginato, con una sabbia gialla con tonalità rossastra. Faccio qualche foto al sole che sale veloce all'orizzone e mi dirigo verso il cammello, visto che ci aspetta una cammellata di ritorno di ben due ore. Non vi dico il male nelle parti basse. Ma lo spettacolo giuro vale due ore di cammello e il mal di palle.










Arrivati al punto di partenza, decidiamo assieme agli altri tre campagni di viaggio di congedarci dal resto del gruppo per dirigerci con bus di linea a Fes dove avevamo prenotato il volo di ritorno. Lasciamo le dune di Merzuga contenti dell'esperienza, tutt'attorno osservo spuntare come funghi le fondamenta di nuove costruzione, probabilmente alberghi. La modernità piano piano sta arrivando anche qui, magari siamo arrivati in tempo per non vedere la Disneyland del deserto. Veniamo lasciati dall'autista del minibus nel paesino di Rissani dove prendiamo il bus locale diretto a Fez. Nel frattempo il cielo si è annuvolato e per poco non vediamo la pioggia nel deserto. I bus locali non sono il massimo e sono affollati, ma non sono molto diversi per quanto riguarda la pulizia ad alcuni nostri mezzi pubblici (treni in primis) nostrani. Il viaggio di 11 ore è stato estenuante ma bello. Abbiamo visto laghi, montagne, pianure desertiche, paesini fuori dalle rotte turistiche, un mosaico bello e intenso. Per non parlare della pioggia che ci ha accompagnato a fasi alterne per tutto il tragitto. Alle 21 circa siamo arrivati sfiniti a Fes. Desiderosi di più tranquillità per gli ultimi due giorni di vacanza, abbiamo optato per un albergo più 'normale' che comunque è costato 15 euro a persona. Il giorno seguente, sotto una pioggia battente, abbiamo girato Fes con i suoi tanti mercati e le famose concerie. Quest'ultimi luoghi, che ricordano tanto un girone dantesco, sono sicuramente l'immagine più suggestiva di questa città. Non ci sono problemi ad individuarle tra i dedali di viuzze, interamente adibite a mercato della Medina, infatti, saranno le persone del luogo che, una volta capita la vostra nazionalità, vi trascineranno nelle terazze panoramiche che danno sulle concierie; naturalmente passando per bazar strabordanti di oggetti di pelle di ogni tipo e colore.









Noi vediamo la concieria di Chouara una delle più antiche e 'belle'; prima di uscire nella terrazza ci vengono date delle foglie di menta, ci spiegano da mettere vicino al naso per sopportare meglio l'odore. Lo spettacolo è impressionante, ci sono decine di vasche: una parte di colore bianco le altre stracolme di liquido colorante. Ci viene spiegato come nelle prime sono piene di calce viva, dove il pellame viene ammorbidito, mentre le altre sono piene di colorante mischiato a escrementi di piccione e urina di mucca che servono come 'ammorbidente' naturale. All'interno, manco a dirlo, dei poveri cristi che passano tutto il giorno a lavorare la pelle ed a rovinarsi la salute, con il turista che in stile zoo li fotografa e li osserva con un misto tra il divertito, lo stupito e lo schifato. Alla fine a discrezione della persona si possono comprare oggetti di pelle, io prendo una borsa pare di cammello, tenuta successivamente per due settimane nel terrazzo, ma di casa mia, a toglierle il puzzo di dosso.




Per il resto Fes, come ho accennato è tutto un mercato (souk), da vedere ci sono le famose scuole coraniche, ma come per Marrakech penso che il bello delle città marocchine sia l'atmosfera e l'insieme che si osserva. Mi è saltato all'occhio come ci sia un gocciolino in più di ordine rispetto a Marrakesch, ma è relativo, invece dei motorini per le straduzze qui si vedono sfrecciare asinelli stracarichi di roba. La sera decidiamo di visitare la Ville Nuovelle di Fes (città nuova), presente in tutte le città del Marocco e testimonianza della colonizzazione francese. Di fatti a primo impatto pare di essere in un quartiere periferico della Francia del sud, al ristorante si spende pochissimo rispetto ad uno della Medina (3 euro) e capiamo come in realtà il mondo del turista e quello della gente comune sia parallelo ma separato. Troviamo anche un negozio d'alcol, che all'orario di chiusura era pieno zeppo di gente. Il giorno dopo è quello della partenza, affittiamo un taxi abusivo, che con un prezzo economicissimo ci fa provare le ultime emozioni in terra marocchina con una gincana in mezzo al traffico, condito con semafori rossi ignorati e strade prese in contromano. Arriviamo all'aereoporto di Fes piccolo ma carino, l'Italia ci aspetta, che dire? Per esser stata una vacanza breve abbiamo visto tanti bei posti, siamo stati a contatto con un popolo che ha un modo di vedere la vita diverso dal nostro, sicuramente molto meno agitato e ansioso, senza quelle tante regole che ci fanno credere di essere più civili. Probabilmente non ci vivrei mai, ma nemmeno ne sono restato schifato, e ad essere sinceri l'Islam che ho visto in Marocco non mi è parso un mostro anche se sicuramente per certi aspetti, come i diritti delle donne marocchine (molto belle), devono riuscire a fare dei passi avanti. Il Marocco merita un viaggio? DECISAMENTE SI.

venerdì 14 maggio 2010

ROBERT KENNEDY: DISCORSO SUL PIL



Università del Kansas - 18 marzo 1968 - Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette,e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missilie testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione dellapeste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte,e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la soliditàdei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pilnon misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza,né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò cherende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non sepossiamo essere orgogliosi di essere Americani.
P.s. traduzione ripresa dal blog di Beppe Grillo.

Versione inglese trovata su Wikipedia.org
The gross national product includes air pollution and advertising for cigarettes and ambulances toclear our highways of carnage. It counts special locks for our doors and jails for the people whobreak them. GNP includes the destruction of the redwoods and the death of Lake Superior. It growswith the production of napalm, and missiles and nuclear warheads… it does not allow for the healthof our families, the quality of their education, or the joy of their play. It is indifferent to the decencyof our factories and the safety of our streets alike. It does not include the beauty of our poetry orthe strength of our marriages, or the intelligence of our public debate or the integrity of our public officials.It measures everything, in short, except that which makes life worthwhile.
Più rivoluzionario di Che Guevara, essendo Kennedy un senatore americano.Forse non è una coincidenza che ne abbia condiviso la fine tragica.

venerdì 23 aprile 2010

CHATROULETTE : DIFORONI ONLINE CASUALI E PER TUTTI I GUSTI



Chatroulette l’ultima tendenza degenerativo/trash che naviga nella rete. Basta accedere al sito: http://www.chatroulette.com/ per venire catapultati casualmente con la vostra immagine nel computer di uno sconosciuto utente: da qui il nome chatroulette. Per di più gli utenti sono: diforoni allo stato puro, gruppi di ragazzi in cerca di svaghi alternativi, masturbatori online, qualche ragazza ogni tanto (anche carina), insomma domina l'utente scazzone. La chat roulette è in funzione da circa 9 mesi e pare abbia attirato già attirato 30 milioni di utenti. Un successo insperato e incredibile, sopratutto se si pensa che questo il programma è stato realizzato in 3 giorni. Il genietto perverso che lo ha realizzato risponde al nome di Andrey Ternovskiy, liceale diciassettenne russo. Diversi mesi fa Andrey aveva cercato su internet un sito che gli permettesse di collegarsi in video chat con interlocutori scelti casualmente. Dopo aver relizzato che un sito di questo genere non esiste, aveva deciso di crearne uno. È nata così la chat roulette. Una fama planetaria, tanto che il Andrey è stato intervistato persino dal New York Times. Una storia incredibile e con un'idea tanto assurda quanto, se vogliamo azzardare, banale nata per puro svago. Un fenomeno è diventato globale ed in continua espansione, basti pensare che a gennaio il sito è stato visto da 30 milioni di persone, e ogni giorno si aggiungono alla lista 1 milione di nuovi utenti. Ultimamente è apparsa la notizia che il maggior azionista di Facebook sarebbe intenzionato di comprarsi chatroulette, naturalmente inondando di denaro Andrey Ternovskiy.

lunedì 12 aprile 2010

CAMERIERE UN APERITIVO A BASE DI: SPREMUTA DI COCCINELLA!!


Della serie: lo sapevate che? Molte bibite da aperitivo leggermente alcoliche e analcoliche traggono il loro colore rossastro o arancione da questi simpatici insetti (per alcuni portafortuna) appositamente allevati, uccisi, essiccati e tritati. La cocciniglia è un insetto, un vero parassita delle piante alle quali si attacca, si moltiplica all'inverosimile e spesso fa morire la pianta ospite. Chi mai potrebbe pensare di bere un succo di tale insetto? Eppure è proprio quello che ho scoperto qualche tempo fa. Molte bibite sono colorate proprio con un colorante naturale estratto da insetti femmine . La polvere che si ottiene è diluibile in acqua ed è usata comunemente per colorare bibite, dolci, yogurt, salse o per tingere stoffe. Sono necessari circa 2500 insetti per produrre 1 grammo di polvere colorante. Quasi mai le etichette riportano chiaramente l'indicazione di tale colorante, alcune lo indicano con il nome tecnico/burocratico E120. Alcune persone, ad esempio i vegan o i vegetariani, potrebbero ritenere sgradevole o contrario ai propri principi morali o religiosi dissetarsi con una bevanda (o mangiare un dolce) nella quale è presente una sostanza animale. La prossima volta che al bar chiederete un Martini Bitter , un Campari Bitter o un Aperol saprete quindi cosa andreta a bere. Occhio a beccare le antennine!!